Grembiule con fiocco improbabile, panierino, gavetta, bicchiere di plastica che si apre
e si chiude a ca*zo di cane ed è subito asilo anni Ottanta.
L'asilo anni Ottanta è la prima scuola di vita. L'asilo anni Ottanta traccia la rotta.
L'asilo anni Ottanta è la causa di tutto. L'asilo anni Ottanta è come sei tu adesso.
L'asilo anni Ottanta è stato il mio primo Vietnam.
Io ogni volta che penso al mio asilo anni Ottanta mi sento come William Dafoe nella scena
di Platoon in cui scappa dai vietcong. Esatto, proprio quella.
Nel mio asilo anni Ottanta una volta quella puttana della maestra mi chiese un fatto tipo: «Hey piccolo Gix, qual è la tua lettera preferita?».
Io, senza esitazione alcuna: «La Q».
«Ahahahahah» mi rise in faccia quella str+nza, «ma la Q è menomata, ha sempre bisogno di un'altra lettera!».
Io amavo la Q, la amo ancora, dal primo momento che l'ho vista,
con quel tratto che tocca, taglia il cerchio. Alcune volte severo, rigido, cupo.
Altre volte più elastico, libero.
E poi mi piace assai il fatto che la Q ha sempre bisogno della U.
Anzi penso proprio che sia un fatto magico.
La Q, in fondo, è contenta di avere sempre la U accanto, non si sente sola.
Anche la U è contenta di Q, perché insieme, seppur così diverse, fanno proprio un bel suono.
Certo hanno dovuto imparare a conoscersi per bene, per tempo.
Cioè, in fondo, è bello se ci pensi.
«Hey piccolo Gix, dai scegli un'altra lettera preferita».
«Va bene, allora scelgo la H!».
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